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Tradotto dal francese con l’aiuto di un’IA; fa fede il testo francese.

Buttenmost

Hochwald, Cantone Soletta

Una purea densa, color corallo, fatta di cinorrodi passati al setaccio fino all'ultimo pelo. Hochwald, villaggio solettese alle porte di Basilea, ne ha fatto la sua specialità nell'Ottocento.

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A Hochwald gli abitanti si chiamano ancora «Buttenklopfer». Il soprannome risale a un tempo in cui si stendevano i frutti su una tavola di legno per schiacciarli con il mazzuolo, le mani riparate da guanti di cuoio: i loro peli graffiano la pelle.

Origine

Il Patrimonio culinario svizzero riferisce una tradizione orale: verso la metà dell’Ottocento, una donna del villaggio, Maria-Josepha Vögtli, torna da Zurigo, dove ha studiato economia domestica, con la ricetta. Alcune famiglie contadine la imitano, e nel 1852 una donna di Hochwald raggiunge Basilea in carrozza per vendervi la purea. Secondo un’abitante classe 1930, nel 1914-1918 suo padre batteva ancora i frutti in questo modo; le contadine portavano allora la purea a piedi fino in città, con un barilotto di legno in testa, e la vendevano di porta in porta. Verso il 1910 ne preparano tra trenta e quaranta famiglie. Negli anni Cinquanta sono undici, oggi due aziende, che secondo una di esse ne producono però altrettanto.

Preparazione

La stagione comincia a settembre e finisce a novembre. I cinorrodi vengono prima congelati: il freddo ammorbidisce la polpa, che si stacca meglio. Scongelati, passano nel tritacarne, poi aspettano uno o due giorni in cassette; più fa caldo, più l’attesa dev’essere breve, altrimenti fermentano. Un passatutto meccanico degli anni Sessanta, costruito sul principio del passaverdure, trattiene poi buccia e semi e lascia passare solo la polpa e i peli. Si aggiunge acqua secondo i frutti, e un ultimo setaccio, finissimo, ferma i peli rimasti. Da dieci chili di cinorrodi si ottengono da sette a nove chili di purea.

A tavola

Si mangia soprattutto in autunno. Con circa 800 grammi di zucchero per chilo diventa confettura, l’uso più comune; lo si serve anche con yogurt, quark o panna, lo si mette nel tè, e alcuni ristoranti lo accompagnano alla selvaggina. Un ricettario solettese del 1982 cita i «Buttehöckli» del Dorneck, biscotti natalizi di albumi, zucchero e mandorle, aromatizzati al Buttenmost. Si conserva otto giorni in frigorifero, un anno in congelatore.

Oggi

I frutti vengono da lontano. Fin dopo il 1945 ne arrivavano anche dal Vallese e dal Giura, più tardi dall’Alsazia, da cui due fornitori ne portano ancora un centinaio di chili ogni settimana della stagione. Fino agli anni Novanta la maggior parte veniva dalla Iugoslavia; oggi i fornitori principali sono l’Ungheria, la Francia, la Cechia e la Romania. La produttrice interpellata dal Patrimonio culinario svizzero ne ricavava da cinque a sei tonnellate all’anno, vendute soprattutto in fattoria, e se ne trova in tutto il Basilese.

Fonti: Patrimonio culinario svizzero, scheda «Buttenmost».